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Comprendere il Binge Eating: cos’è e come curarlo con l’aiuto di uno psicologo

Uno psicologo per curare binge eating è un ottimo supporto per risolvere un tormento che può destabilizzare. Ma che cos’è nello specifico il binge eating? Si tratta di un disturbo alimentare caratterizzato da episodi di eccessivo consumo di cibo in breve tempo, accompagnati da una sensazione di perdita di controllo. Ciò significa che chi soffre di binge eating si ritrova a mangiare in maniera compulsiva, senza tenere conto e nemmeno accorgersi delle calorie che sta ingerendo.

Non a caso, durante tali episodi, la persona può consumare grandi quantità di cibo anche quando non prova fame fisica guidato da un semplice impulso irrefrenabile. Questo comportamento causa sensazioni di vergogna, di colpa e soprattutto disagio emotivo post cedente all’episodio. Il binge eating può portare a un aumento di peso significativo e a problemi di salute correlati a un’alimentazione disordinata. Quando si verificano in successione questi episodi è necessario rivolgersi a uno specialista per una valutazione accurata e un trattamento appropriato del disturbo del binge eating.

Il binge eating e la bulimia sono la stessa cosa?

Il binge eating e la bulimia non sono la stessa cosa, anche se entrambe le manifestazioni si rivelano essere dei disturbi alimentari. In particolare, come abbiamo visto in apertura di articolo, il binge eating disorder, riconoscibile dall’acronimo BET, si caratterizza da episodi di abbuffate incontrollate senza ricorrere a comportamenti compensatori come il vomito o l’uso dei lassativi. Al contrario, la bulimia nervosa implica momenti di abbuffata incontrollata al pari della BET, benché seguiti da comportamenti volti a compensare le calorie ingerite, come il vomito autoindotto o l’eccessivo esercizio fisico.

Il binge eating disorder è spesso legato a sensazioni di colpa e di vergogna per le abbuffate, ma non c’è un ciclo regolare di mangiate compulsive e purghe, vomito o esercizio fisico sfiancante come nella bulimia nervosa. Pertanto, è davvero essenziale saper distinguere i due disturbi in maniera oggettiva per garantire una diagnosi corretta e un trattamento appropriato. Ciononostante, entrambi i disordini alimentari possono avere delle gravi conseguenze sulla salute mentale e fisica delle persone coinvolte. A riconoscere i due differenti episodi sono i sintomi correlati, soprattutto quelli che riguardano la problematica in questione.

Quali sono i sintomi più evidenti del binge eating?

I sintomi più evidenti del binge eating includono il consumo di grandi quantità di cibo anche quando non si è affamati, accompagnata dalla tendenza a mangiare in segreto per nascondere il comportamento, nonché la sensazione persistente di vergogna o di colpa dopo l’abbuffata. In pratica, nel giro di qualche ora l’individuo riesce a ingurgitare un numero spropositato di calorie fino al raggiungimento della nausea.

Altri segni possono essere l’isolamento sociale per evitare situazioni in cui ci si deve confrontare con il proprio rapporto con il cibo e i continui pensieri riguardanti la dieta e il peso corporeo, ossia mangiare in solitudine ed evitare tutte quelle richieste di uscire per mangiare qualcosa assieme agli altri.

Il motivo frenante è quello di temere di non potersi trattenere al cospetto del cibo e fare quindi una figura barbina davanti agli amici o ai parenti. Benché possa presentarsi anche una situazione di forte stress alla richiesta, corredata da un’improvvisa stanchezza mentale e fisica. Questo perché si vuole nascondere il più possibile il disturbo e celare la propria debolezza, la quale si rafforza e assume maggiore consistenza.

Cosa fa lo psicologo per curare binge eating? E quali trattamenti terapeutici sono previsti?

Una volta riconosciuto il disturbo attraverso la confessione della persona coinvolta nel problema, lo psicologo per curare il binge eating utilizza diverse strategie. Fra queste figurano l’approccio cognitivo-comportamentale, il quale si concentra sul modificare i pensieri e comportamenti legati all’alimentazione. Nondimeno, attraverso la terapia cognitivo-comportamentale si aiuta il paziente a identificare le emozioni e i fattori scatenanti dietro alle abbuffate, poiché come ben sappiamo il bisogno di cibo sottintende un qualche tipo di mancanza.

Altri approcci terapeutici che possono essere adottati dall’esperto includono la terapia dialettico-comportamentale volta anch’essa a gestire le emozioni intense e la terapia familiare la quale mira a coinvolgere i membri della famiglia nel processo di guarigione, qualora la mancanza provenisse dall’assenza dovuta a qualche familiare. Tuttavia, si coinvolgono solo le persone realmente intenzionate a partecipare alla guarigione emozionale dell’individuo, in caso contrario si lavora maggiormente ad ampio spettro.

Quello che va compreso è che il binge eating è un disturbo risolvibile ma solo grazie al supporto psicologico, poiché lo specialista sa come aiutare il paziente a superare questa patologia alimentare e soprattutto lo induce a rimuovere gli ostacoli che impediscono l’adattamento a uno stile di vita più sano.

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